Undici.

L'Europa degli stati nazionali.


50. Le conseguenze in Francia della guerra dei Cent'anni.

   Da: G. Duby-R. Mandrou, Storia della civilt francese,
Mondadori, Milano, 1974

 Fra i secoli quattrodicesimo e quindicesimo il territorio
francese fu sottoposto ad una serie incrociata di eventi negativi,
alcuni di portata europea, come le epidemie di peste e le crisi
agricole, altri di spessore prevalentemente locale, come lo fu la
guerra dei Cent'anni, scoppiata fra i regni di Francia e
d'Inghilterra. Quest'ultima, anche se intervallata da numerose
interruzioni, fu molto onerosa e costrinse i sovrani francesi ad
imporre pesanti e, per la prima volta, generali sacrifici
finanziari ad una popolazione gi vessata da epidemie, scorrerie e
saccheggi. Le conseguenze sociali furono gravi e, come ci
raccontano in questo brano gli storici francesi Georges Duby e
Robert Mandrou, contribuirono all'abbassamento generale del
livello di vita, allo spopolamento delle campagne ed al
restringimento delle aree coltivate.


   Pur non interessando mai pi di qualche cantone, e interrotta
da innumerevoli pause e pur provocando, tutto sommato, ben pochi
morti, la nuova guerra  nonostante ci disastrosa, molto pi dei
conflitti feudali di una volta. Innanzitutto  pi profonda e pi
deliberatamente distruttiva. Le incursioni inglesi nel primo
periodo della guerra dei Cent'anni sono state spedizioni di
saccheggio sistematico, con lunghi carriaggi che portavano il
bottino fino alle navi. Poi, dopo gli sconvolgenti scacchi subiti
nelle grandi battaglie campali a Crcy e a Poitiers, i francesi
risposero a queste razzie con una tattica nuova: anzitutto
devastare il paese, scoraggiare il nemico distruggendo davanti a
lui quanto egli si preparava a prendere. Soprattutto si trattava
di una guerra di professionisti, e questo  il guaio principale.
Il re di Francia, il re d'Inghilterra, e pi tardi i principi non
si contentano pi dei servizi pagati dei vassalli: al momento di
intraprendere  una campagna, trattano con dei capitani,
imprenditori di battaglie, avventurieri di ogni origine, inglesi,
tedeschi, bretoni, della Franca Contea, baschi, spagnoli,
lorenesi, quasi sempre nobili, che, dietro una sovvenzione,
mettono a disposizione la loro compagnia, la loro route. Gruppo
fortemente unito sotto l'autorit di un  capo, tanto pi obbedito
quanto pi egli stesso  valoroso e sa accentrare e difendere i
suoi uomini, una di queste bande riunisce una quindicina, una
trentina di armati, raramente di pi; sono anch'essi nobili, ma
poveri o bastardi, e qualche volta anche ex contadini; e sono
accompagnati da ausiliari, valletti, fabbri, e sempre un chierico,
per tenere le scritture e distribuire la comunione.
La maggior parte di esse, formate da combattenti ora sradicati,
incapaci di riprendere la vecchia vita, continuano a saccheggiare
per il proprio sostentamento, e con maggiore ferocia in quanto non
hanno pi paga. Si nutrono di quanto fornisce il paese,
spingendosi pi lontano quando esso  ormai dissanguato, bloccano
le strade, danno la caccia alle carovane di mercanti, impongono
alle comunit urbane e contadine tributi regolari, in cambio di
una relativa sicurezza. Le compagnie sono state una vera piaga.
[...].
   Infine la guerra  disastrosa perch, nonostante sia condotta
con mezzi cos mediocri, a pezzi e bocconi, senza sforzi
prolungati,  terribilmente costosa, divoratrice di denaro, e
rovina le finanze dei sovrani. Fu prima di tutto per pagare gli
uomini di guerra o per pagare le spese derivate dalla guerra -
l'enorme riscatto di re Giovanni [Giovanni secondo di Valois, re
di Francia, detto il Buono, 1350-1364] fatto prigioniero a
Poitiers nel 1356 - che nei territori francesi si impiant
l'imposta, il prelievo regolare sul risparmio privato per i
bisogni dei principi. Installazione progressiva, che molti
giudicarono scandalosa e che suscit, oltre a resistenze e tenaci
rivolte, interminabili discussioni con gli stati del regno
[ovvero con le rappresentanze dei tre ordini in cui era
rigidamente suddivisa la societ: clero, nobilt e popolo]. La
gabella del sale, gli aiuti riscossi nelle citt sulla vendita
delle principali derrate di consumo, la taglia emessa sui
fuochi [sui focolari, e cio su ciascuna famiglia] nelle
campagne stornarono cos verso spese improduttive una parte
notevole della moneta in circolazione. Questo prelievo fu per
insufficiente e costrinse gli agenti del re a servirsi di altri
espedienti, tra cui l'alzamento delle monete, il cambiamento del
valore nominale delle monete.
   Ora, queste manipolazioni, che erano molto delicate in un
sistema di bimetallismo in cui i corsi dell'oro e dell'argento
erano estremamente variabili [oltre che interdipendenti fra loro],
e condannate come fraudolente nell'ambiente stesso del sovrano
[Carlo quinto di Valois, detto il Saggio, re di Francia dal 1364
al 1380] [...], disorganizzarono i prezzi e frenarono in tal modo
gli scambi. Fiscalismo e variazioni imprevedibili dei valori
condussero anch'essi alla recessione, alla tesaurizzazione,
aggravando il disagio economico suscitato dall'insufficienza della
produzione agricola. Dalla guerra, dalle sue conseguenze monetarie
ancor pi che dalle devastazioni, deriva in buona parte
l'oscuramento degli ultimi secoli del Medioevo.
   Terzo flagello, ancor pi temibile, perch nessuno sapeva da
che parte potevano venire i colpi n come proteggersene: la
malattia. L'igiene cattiva - c'erano alcune abitudini di pulizia,
ma il nutrimento era irregolare e poco equilibrato, gli alloggi
erano mal aerati e i parassiti pullulavano - e ricette mediche
inefficaci aprivano la porta alle epidemie. [...].
  Fu verso la met del secolo, quando gli effetti delle tre grandi
calamit cominciarono a sommarsi, che la miseria divenne visibile
e si rivel sempre pi. Nelle campagne, le devastazioni furono
ineguali. Profondissime solo nelle province dove le ostilit
durarono - la Normandia, l'Ile-de-France, i confini della Guyenne,
la Provenza -, ma pi spesso temporanee, riparate con perseveranza
nell'intervallo dei passaggi di eserciti e delle mortalit.
Tuttavia modificarono il paesaggio: distruzione e abbandono dei
luoghi abitati, arretramento della vite, progredire delle terre
incolte e dei boschi [...].
   Infatti la diminuzione della popolazione fu sensibile e
generale: si calcola che la Normandia, popolata da un milione e
mezzo di abitanti alla fine del tredicesimo secolo, non ne abbia
contati pi di 500 mila centocinquanta anni pi tardi. [...] Per
i contadini che non erano morti o che non erano fuggiti si
trovavano, in realt, dato che erano assai meno numerosi, in una
situazione molto migliore di fronte ai padroni. Difatti, quando,
dopo ogni allarme, i cavalieri e i loro agenti chiamavano a
raccolta i  lavoratori e dirigevano il ripristino delle colture,
la riparazione delle abitazioni, e la piantagione di nuove viti,
la ricostruzione delle signorie [fattorie] avvenne a vantaggio dei
rustici. E' cos che la maggior parte di coloro i cui avi, al
limite del quattrodicesimo secolo, erano ancora costretti a una
servit  ereditaria, [...] pervenne a liberarsene - fuggendo
lontano dalla loro residenza per andare a occupare le terre
vacanti nei paesi spopolati, accordandosi in via amichevole con il
padrone alle prese egli stesso con gravi difficolt. Dalla met
del quindicesimo secolo la servit non fu pi in Francia altro che
una sopravvivenza sporadica. D'altra parte il canone della terra
fu alleggerito - gi per effetto della svalutazione della moneta,
ma anche per il consenso del signore: quando durante le tregue tra
una guerra e l'altra, si trattava di trovare nuovi locatori per le
terre deserte, i contadini tutti solidali rifiutavano di
accettarle senza una riduzione dei canoni; spesso, la mezzadria,
che si era assai diffusa durante la prosperit rurale del
tredicesimo secolo, fu sostituita da un modesto fitto in denaro.
Riuniti in comunit familiari forse pi strette di una volta,
prima dei tempi difficili, i coltivatori, alla fine della guerra
dei Cent'anni, lavoravano quasi tutti terreni pi vasti, pi
concentrati e dal rendimento pi alto.
   Tuttavia, di costumi pi rozzi di prima, vivevano certamente in
modo pi miserabile dei loro avi. Nel 1465, cio in un momento in
cui molte piaghe erano gi cicatrizzate, l'inglese John Fortescue
[giurista inglese vissuto all'incirca fra il 1396 e il 1476] si
meravigliava, attraversando la Francia, di vedere i contadini,
vestiti di stracci leggeri, bere acqua pura, nutrirsi di mele e di
pane di segala, non mangiare altra carne se non lardo, intestini,
le teste degli animali uccisi per i borghesi e per i nobili. Una
densit di popolazione nettamente minore e pi sparsa, un livello
di vita pi basso, una sensibile regressione delle aree coltivate,
una tendenza marcata nelle comunit di sfruttamento a ridurre gli
scambi con l'estero: questo , dalla met del quattrodicesimo
secolo, il nuovo aspetto delle campagne francesi.
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